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Febbre

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Cosa è la febbre

La febbre rappresenta un incremento della temperatura corporea oltre i limiti massimi di normalità considerati generalmente di 37°C.
Più precisamente si parla di rialzo termico quando la temperatura corporea raggiunge i 38°C, mentre si parla di febbre quando la temperatura corporea supera i 38°C, riconoscendo quindi vari gradi di febbre da lieve ad elevata all'iperpiressia, che generalmente richiede un trattamento d'urgenza.

Temperatura corporea e danni

43°C

  • Alterazioni neurologiche
  • Compromissione vitalità neuronale
  • Coma e morte

40 °C – 41°C

  • Convulsioni
  • Danni neuronali e neurologici

38° - 39°C

  • Astenia
  • Malessere
  • Riduzione capacità motorie

36° - 37°C

  • Optimum di attività

30°-35° C

  • riduzione sensibilità
  • riduzione capacità motorie
  •  riduzione capacità mentali

25°C – 30°C

  • Perdita meccanismi di termoregolazione
  • Morte
Nella maggior parte dei casi si tratta di una risposta sistemica ad una serie di sostanze definite pirogene, che attraversando la barriera ematoencefalica, raggiungono i centri termoregolatori ipotalamici innalzando il set point della temperatura corporea.
L'ipotalamo rappresenta infatti una delle strutture più importanti nel controllo della temperatura corporea ricevendo informazioni sia dai recettori periferici situati ad esempio al livello cutaneo sia dal sangue circolante all'interno del sistema nervoso centrale.
L'ipotalamo anteriore (area preottica) è in grado di mettere in atto i meccanismi di difesa dal caldo grazie a vasodilatazione cutanea e sudorazione, mentre l'ipotalamo posteriore espleterebbe una funzione di difesa dal freddo innescando meccanismi come la termogenesi da brivido e vasocostrizione cutanea.
Tali azioni, come precedentemente descritto, sarebbero determinate da una serie di sostanze, per l'appunto definite pirogene, di natura sia endogena che esogena.
Più precisamente tra le sostanze di natura endogena è possibile descrivere una classe di molecole note come citochine tra le quali l'interleuchina 1 e 6, il tumor necrosis factor, le prostaglandine, l'oncostatina M ed il fattore ciliare neurotrofico, che prodotti dagli elementi monocito-macrofagici agiscono inibendo la proliferazione batterica e virale assumendo tuttavia un ruolo collaterale chiave nel determinare l'elevazione della temperatura corporea.
Prodotti microbici, come il lipopolissacaride o il peptidoglicano, rappresentano invece i principali pirogeni esogeni responsabili delle reazioni febbrili che si manifestano frequentemente nelle patologie infettive.

Meccanismi biologici del rialzo termico

Il gap termico presente tra il set point ipotalamico, appositamente stimolato dagli elementi pirogeni, e la temperatura corporea periferica, determina l'insorgenza di una serie di meccanismi biologici alla base del rialzo termico.
I principali sono :

  • Vasocostrizione cutanea, importante nel ridurre la dispersione di calore dalla superficie corporea, che si accompagna ad una sintomatologia tipica caratterizzata da pallore, freddezza cutanea e pilo erezione (indice dell'attivazione del sistema adrenergico vasocostrittore;
  • Brivido, meccanismo di termogenesi particolarmente importante, caratterizzato da una contrazione afinalistica delle cellule muscolari scheletriche determinata da un attivazione diretta dei motoneuroni dai centri termoregolatori;
  • Incremento della frequenza cardiaca e respiratoria;
  • Incremento del consumo di ossigeno dovuto ad un aumentato catabolismo cellulare.

Queste reazioni, accompagnate da una sintomatologia classica caratterizzata da freddo intenso, mialgia, artralgia e astenia, crescono fino al momento in cui la temperatura corporea raggiunge quella del set point ipotalamico.
Mediante terapia farmacologica piuttosto che attraverso una risoluzione spontanea, una  volta rimosso lo stimolo dell'elemento pirogeno al livello nervoso, si osserverà una fase di defervescenza caratterizzata da meccanismi biologici opposti a quelli descritti nella fase di incremento termico, che si risolveranno con il ripristino della temperatura normale.

Ruolo biologico della febbre

La febbre rappresenta uno dei principali metodi difensivi dell'organismo umano nel confronto di noxa patogene ed in particolare infettive.
Infatti il rialzo termino limita la crescita e la diffusione di microrganismi patogeni, alterando quello che è l'optimum di temperatura per le proprietà metaboliche di questi elementi, ottimizzando al contempo la produzione di mediatori chimici del sistema immune tra i quali le citochine e gli anticorpi in grado di controllare la proliferazione batterica e virale.
E' proprio per questo motivo che la febbre, in quanto risposta difensiva dell'organismo umano verso agenti patogeni, andrebbe sedata esclusivamente quando potenzialmente pericolosa per il sistema nervoso.

Tipi di febbre

La febbre assume sia per durata che per intensità un pattern tipico che in alcuni casi risulta fortemente indicativo di una determinata patologia.
Più precisamente è possibile riconoscere una febbre :

  • Continua, con oscillazioni inferiori a 1°C, come quella che si osserva nel tifo;
  • Remittente, caratterizzata da oscillazione anche di 2-3°C che tuttavia non sono sufficienti a raggiungere la temperatura normale (tipica dell'endocardite batterica):
  • Intermittente, nota per l'andamento tipico costituito dall'alternanza di periodi febbrili a periodi apiretici con tipici ritmi (esempio terzana, quotidiana, bi quotidiana);
  • Ondulante, costituita da periodi di febbre a curva crescente e decrescente, tipica di patologie oncologiche e della brucellosi;
  • Ricorrente, contraddistinta da periodi di febbre di alcuni giorni intervallati da periodi di apiressia.