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Cosa è la stitichezza

La stitichezza è un sintomo particolarmente frequente, soprattutto nella popolazione occidentale, caratterizzato da una defecazione insoddisfacente che rende il passaggio delle feci particolarmente complesso e talvolta anche doloroso.
E' evidente che dal punto di vista clinico la definizione di stitichezza presenta delle oggettive difficoltà dovute all'impossibilità di identificare un numero di evacuazioni settimanale al di sotto del quale condizioni fisiologiche divengano patologiche, nonostante attualmente si utilizzi la soglia del 3 evacuazioni settimanali come limite.
L'andamento nel tempo della stipsi, consente tuttavia di discriminare una condizione acuta, limitata nel tempo e risolvibile spesso definitivamente con un riequilibrio dietetico piuttosto che con l'utilizzo di prodotti dedicati, da una condizione cronica la quale invece si prolunga per almeno 12 settimane.
Essendo una condizione prevalentemente soggettiva è stato necessario uniformare i possibili criteri diagnostici  attraverso i criteri di Roma prima piuttosto che mediante altre classificazioni in un secondo momento, identificando tra i sintomi patognomonici di stitichezza :

  • Sensazione di evacuazione incompleta in almeno il 25% delle evacuazioni complessive;
  • Sensazione di ostruzione anorettale in almeno il 25% delle evacuazioni complessive;
  • Meno di tre evacuazioni settimanali;
  • Feci assenti o insufficienti;
  • Manovre o terapie per indurre l'evacuazione almeno nel 25% dei casi;
  • Sensazione di oppressione e tensione addominale nell'atto evacuatorio.

Dal punto di vista epidemiologico tale sintomatologia, soprattutto a carattere cronico, interessa oltre il 20 % dell'intera popolazione mondiale, con prevalenza netta del sesso femminile.

Eziologia della stitichezza

I fattori determinanti l'insorgenza e la persistenza della stitichezza, al contrario di quanto si possa facilmente pensare,  non sono esclusivamente di carattere gastro-enterico, ma spesso sono rapportati ad un quadro sistemico evidentemente più complesso e sfaccettato.
Per tale motivo è possibile riconoscere una stitichezza primaria, nella maggior parte dei casi idiopatica in atri invece associata a regimi alimentari particolarmente inadeguati, ed una secondaria associata a patologie sistemiche come l'ipotiroidismo, iperparatirodisimo, il diabete mellito, gastroenterologiche come ostruzioni meccaniche del colon e del retto, neurologiche come neuropatia autonomica, morbo di Parkinson, sclerosi multipla e psichiatriche come nei disturbi del comportamento alimentare nello stress mal compensato (sindrome da colon irritabile e colite nervosa).
Tuttavia nella grande maggioranza dei casi è possibile individuare una causa a metà strada tra fisiologia e patologia, rappresentata da un inadeguato stile di vita abbinato evidentemente ad un alimentazione particolarmente povera in fibre e in acqua.

Iter terapeutico-preventivo

Individuata la condizione di stitichezza, a meno che questa non risulti associata a particolari condizioni patologiche di base, è possibile utilizzare un approccio terapeutico a livelli, atto a ripristinare l'alvo nella maniera più fisiologica e naturale possibile.
In primo luogo evidentemente vi è la necessità di adeguare le abitudini di vita e le caratteristiche dietetiche; in questo senso quindi l'aumento di attività fisica, anche solo la semplice camminata giornaliera, l'incremento dell'apporto di fibre e liquidi, soprattutto in prossimità dei pasti principali, potrebbero risultati preziosi ed efficaci nel salvaguardare la salute intestinale aumentando il numero di evacuazioni settimanali e soprattutto riducendo alcuni dei sintomi classici come il senso di tensione addominale e l'inadeguatezza del contenuto fecale.
Nel caso in cui tali rimedi non risultassero efficaci si potrebbe passare al trattamento empirico con l'uso di integratori a base di fibre o lassativi semplici.
In tal caso potremmo individuare differenti prodotti appartenenti a quattro principali classi :

  • Lassativi di volume: rappresentati solitamente da polissacaridi e da cellulose naturali come la crusca, semi di psyllium e sterculia che assorbendo acqua e rigonfiandosi nel lume intestinale, migliorando le caratteristiche fisiche delle feci, facilitandone l'evacuazione.
  • Lassativi lubrificanti/emollienti : come l'olio di paraffina e 'olio di mandorle dolci, che rendono le feci più soffici e lubrificate, riducendo il dolore legato al transito difficoltoso.
  • Lassativi ad azione osmotica : costituiti da elementi salini come il sodio fosfato, il solfato di magnesio piuttosto che da carboidrati non digeribili come il lattulosio o il lattitolo e da macromolecole come il macrogol, che trattengono liquidi in elevate quantità nel lumen intestinale, determinando generalmente l'insorgenza di scariche diarroiche utili all'eliminazione ed al “lavaggio” intestinale
  • Lassativi di contatto come i derivati antrachinonici estratti dalla senna, dalla cascara, dall'aloe e dal rabarbaro e  sostanze sintetiche come il bisacolide e il pirosolfato, in grado di irritare la mucosa intestinale stimolando i plessi nervosi a indurre frequenze di scarica propulsive sulle cellule muscolari lisce intestinali.

Qualora neppure l'utilizzo di questi prodotti risultasse efficace si dovrebbe ricorrere ad esami più adeguati al fine di individuare le cause responsabili della stitichezza e approntare la terapia adeguata che in alcuni casi, come nelle occlusioni, potrebbe richiedere anche l'ausilio del chirurgo.