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Vitamina D

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Premessa

La vitamina D è una vitamina preziosa per l’intera economia dell’organismo umano, non rientrando esclusivamente nel metabolismo del Calcio ma influenzando significativamente le funzioni biologiche di varie cellule, tessuti ed apparati.
Questa vitamina, ossia il Colecalciferolo altrimenti detta vitamina D3, è sintetizzata endogenamente nella pelle a partire dal colesterolo in seguito all’esposizione alle radiazioni ultraviolette di tipo B, oppure introdotta sottoforma di analoghi attraverso la dieta; in entrambi i casi è necessario un successivo macchinoso evento biologico, che coinvolge rispettivamente fegato e rene, che trasforma i suddetti precursori nella forma biologicamente attiva della vitamina D definita 1,25 didrossicolecalciferolo.
A questo punto la Vitamina D attiva potrà raggiungere vari organi target interagendo con specifici recettori nucleari ed influenzando così le normali attività cellulari.

Principali funzioni biologiche

Nonostante l’attività della Vitamina D non sia stata ancora del tutto chiarita, proprio per le numerosissime funzioni biologiche alle quali assolve, è tuttavia ben caratterizzato il suo ruolo nel :

  • Bilancio del Calcio: garantendo un aumentato assorbimento di questo elemento dall’intestino, risparmiandone l’eliminazione renale e facilitandone il rimaneggiamento dall’osso con la conseguenza  di incrementare i livelli di calcemia;
  • Controllare la differenziazione cellulare : favorendo i processi di differenziazione cellulare ed inibendo quelli di proliferazione cellulare, controllando l’espressione di specifici geni.
  • Modulare l’attività del sistema immunitario : interagendo con suoi recettori espressi da gran parte delle cellule del sistema immunitario, comprese i linfociti T, le cellule dendritiche ed i macrofagi, promuovendone l’attività protettiva a scapito di quella autoimmunitaria;
  • Controllare il metabolismo glucidico: ottimizzando la secrezione di insulina soprattutto nei pazienti con aumentato rischio di diabete di secondo tipo (recenti studi evidenziano infatti l’espressione dei recettori per la vitamina D sulle cellule Beta pancreatiche.

Alla luce di quanto detto quindi è facile considerare come carenze di vitamina D, peraltro abbastanza diffuse nella popolazione odierna, possano determinare condizioni patologiche come il rachitismo, l’osteomalacia, debolezza muscolare, mialgie e artralgie.

Come prevenire la carenza di vitamina D

Per prevenire la carenza di vitamina D è prima di tutto importante valutare quali siano i fattori di rischio di tale situazione in maniera da confinarli il più possibile.
Tra questi quindi i più importansi sono rappresentati da :

  • bassa esposizione alla luce solare, soprattutto nella popolazione con pelle scura non esposta al sole;
  • invecchiamento, che riduce la normale sintesi endogena di questa vitamina;
  • patologie intestinali da malassorbimento che compromettono l’assorbimento delle vitamine liposolubili (patologie infiammatorie intestinali come il Crohn o resezioni intestinali);
  • obesità, il tessuto adiposo infatti sequestra grandi quantità di vitamina D, riducendone la biodisponibilità
  • dieta inadeguata, del tutto priva di alimenti di origine animale.

Dopo aver valutato i potenziali fattori di rischio e dopo averne limitato l’incidenza al fine di prevenire eventuali carenze di vitamina D sarebbe opportuno quindi esporsi normalmente alla luce solare e seguire una dieta sana ed equilibrata, nella quale siano adeguatamente rappresentati prodotti di origina animale come pesce grasso (salmone, sgombro e tonno), latte e uova generalmente ricchi in questa vitamina.
Qualora tale indicazioni non fossero sufficienti a soddisfare il fabbisogno di questa vitamina, stimato intorno ai 10 mcg/die, si potrebbe ricorrere all’uso di alimenti fortificati, ossia arricchiti in vitamina D come cereali, latte di soia ed oli, oppure all’uso di integratori ampiamente diffusi in commercio.

Efficacia dell’integrazione e tossicità

La corretta supplementazione di vitamina D, qualora la dieta non fosse sufficiente a garantire l’espletazione del fabbisogno, si è rivelata utile ed efficace in varie condizioni risultando pertanto preziosa in corso di :

  • osteoporosi, patologia nella quale insieme all’uso di calcio ed a sane abitudini si è rivelata importante nel ridurne l’avanzamento clinico. E’ tuttavia opportuno ricordare come nella maggior parte degli studi si siano utilizzate dosi elevate di vitamina D, tali da richiedere la supervisione medica.
  • patologie autoimmuni, consentendo un controllo migliore della sintomatologia e ritardando anche l’incidenza degli episodi acuti;
  • patologie tumorali come il cancro alla prostata o al colon retto, per le quali studi sperimentali mostrano primi dati incoraggianti.

E’ doveroso tuttavia ricordare come l’abuso di questa vitamina potrebbe determinare seri effetti collaterali quali ad esempio l’ipercalcemia con conseguente demineralizzazione ossea, calcoli renali, calcificazione di organi come rene, fegato e cuore.
Tali reazioni avverse potrebbero assumere maggiore rilevanza quando l’assunzione di vitamina D è combinata ad esempio a quella di altri farmaci.